Ospedale di Melfi, il Punto Nascita venduto alla Regione: la rabbia del PD

L’affondo del gruppo consiliare PD: “Da oltre un anno chiediamo un Consiglio Comunale aperto. La Giunta regionale delibera la condanna del Reparto mentre il Primo Cittadino resta a capo chino di fronte ai tagli.”

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«Tanto tuonò che alla fine piovve». Un proverbio antico che oggi risuona come una dolorosa sentenza per la comunità di Melfi e per l’intero territorio del Vulture-Melfese-Alto Bradano. Il Punto Nascita dell’Ospedale di Melfi è a un passo dal baratro e dal rischio concreto della chiusura definitiva, tra il silenzio sordo delle istituzioni locali e una strategia regionale che pare aver segnato da tempo il destino della sanità locale.

​A dare l’allarme con toni durissimi è il gruppo consiliare del Partito Democratico di Melfi (composto dai consiglieri Vincenzo Bufano, Angela Di Lalla e Luigi Simonetti), che denuncia oltre un anno di battaglie inascoltate, omissioni e un’incomprensibile arrendevolezza da parte dell’amministrazione comunale di centrodestra.

​Una battaglia di oltre un anno e 2.000 firme calpestate

​Era il momento dei primi segnali d’allarme legati alla riorganizzazione dell’AOR San Carlo quando il PD, unitamente alle altre forze di minoranza, presentò d’urgenza la richiesta di un Consiglio Comunale “aperto”. L’obiettivo era chiaro: portare nelle stanze della politica locale un dibattito pubblico e trasparente sulle sorti del Punto Nascita, sui reparti del nosocomio cittadino e sui presidi sanitari del territorio.

​A sostegno di questa causa si erano schierati circa 2.000 cittadini, firmando una petizione accorata per salvare l’ospedale. Più volte è stata sollecitata la convocazione dell’assise cittadina alla presenza dei vertici della sanità: l’Assessore regionale Latronico, il Direttore Generale Spera e il Direttore dell’ASP di Potenza.

​Tuttavia, denunciano i consiglieri dem, ogni appello è caduto nel vuoto:

​«Il sindaco ha costantemente preferito le ‘relazioni corte’ e i corridoi della politica regionale ai confronti pubblici e trasparenti. Si è piegato a capo chino di fronte al potere regionale, dimenticando il profilo istituzionale che un Primo Cittadino dovrebbe garantire a difesa dei servizi primari della propria comunità».

​La delibera del 9 ottobre: il “colpo di grazia” e il doppio peso della Regione

​Oggi la realtà si presenta in tutta la sua drammaticità. La Delibera di Giunta Regionale n. 603/2026 dello scorso 9 ottobre ha formalmente demandato la decisione finale sulla chiusura al Comitato LEA del Ministero della Salute — l’organo che da anni sollecita lo stop per le strutture con meno di 500 parti all’anno.

​Ciò che indigna profondamente l’opposizione è l’evidente disparità di trattamento riservata a Melfi rispetto ad altri centri lucani:

  • ​Melfi abbandonata: La delibera prende atto passivamente della criticità del presidio melfitano, lavandosene le mani come un moderno Ponzio Pilato e delegandone le sorti a chi ne ha già decretato la fine dopo il 30 giugno 2027.

  • ​Potenziamento per gli altri: Per gli altri punti nascita della regione (come Policoro e Lagonegro), pur trovandosi in condizioni numeriche del tutto analoghe a quelle di Melfi, la Regione ha disposto un preciso piano di potenziamento.

​A nulla servono, sottolinea il PD, le tardive proteste e i comunicati d’impatto del Sindaco diffusi a “cose fatte”: una “letterina a babbo morto” inviata fuori tempo massimo per cercare di arrampicarsi sugli specchi quando i buoi sono ormai già scappati dal recinto.

​Un depotenziamento scientifico

​La situazione attuale non è frutto del caso, ma – secondo il PD – l’esito di uno «scientifico depotenziamento» andato avanti per anni nel disinteresse generale dell’amministrazione locale:

  • ​Il Punto Nascita di Melfi è l’unico in tutta la Basilicata per il quale non sia mai stato bandito un concorso per la dirigenza, rimanendo per anni sulle spalle di medici e personale sanitario “facenti funzione”.

  • ​Nessuna presa di posizione formale né alcuna difesa d’ufficio è mai stata sollevata per garantire il personale e le risorse necessarie.

​L’appello finale: “Pronti alla resistenza civile”

​Di fronte a un bacino d’utenza di oltre 100.000 abitanti che rischia di perdere un presidio di salute fondamentale, il gruppo consiliare del PD Melfi rivolge un ultimo, perentorio richiamo al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale e alla maggioranza di centrodestra: convocare immediatamente il Consiglio Comunale “aperto” richiesto oltre un anno fa.

​«Bisogna farlo subito. Il Punto nascita di Melfi non deve chiudere, l’Ospedale e la sanità territoriale vanno potenziati e non smembrati. Siamo pronti a scendere in campo nei prossimi mesi al fianco di cittadini, associazioni, sindacati e forze politiche per mettere in atto qualsiasi forma civile di resistenza. Ne va del futuro di questa terra e della salute dei suoi cittadini».

​Gruppo Consiliare PD Melfi

Vincenzo Bufano

Angela Di Lalla

Luigi Simonetti

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Commenti

  • Nico Passantini (utente non verificato)

    Purtroppo l’ostetricia dell’ospedale di Melfi paga l’azione saprofita del San Carlo, perché signori, se tutto fosse andato come sarebbe dovuto andare, i 700 nuovi bambini nell’area del Vulture-Melfese avrebbero potuto nascere presso quel reparto ed invece ne è nata la metà? Perché? Perché se a Potenza togli quegli altri 300 e passa parti, come farebbe a mantenere i numeri richiesti per il II livello?